A Napoli, dove oggi è considerato un rito, il caffè arrivò abbastanza in ritardo rispetto alle altre città europee e italiane, ed in modi misteriosi e quasi leggendari.

Si racconta che nel 1614 il musicologo romano Pietro Della Valle abbandonò Roma per una delusione amorosa, stabilendosi a Napoli. Dopo una breve permanenza in città, iniziò a viaggiare fino a fermarsi a Costantinopoli dove vi rimase ben dodici anni, innamorato sia del posto che di una fanciulla georgiana di leggendaria bellezza che poi sposò. Intanto mantenne sempre contatti epistolari con i suoi vecchi amici partenopei tra i quali spiccava il medico e poeta Mario Schipano, professore dell’Università di Napoli.

Da Costantinopoli il Della Valle inviò molte notizie su di una speciale bevanda che i musulmani chiamavano “qahwe”, una bevanda nera bollente servita in scodelline di porcellana, durante il Ramadan.

Caffè Internet Volla lounge bar e sala da thè – Centro Commerciale Decò Volla (Napoli): Pietro Della ValleNelle sue lettere il Della Valle scriveva spesso del caffè, di come i Turchi usassero berlo in estate per rinfrescarsi e d’inverno al contrario per riscaldarsi, sorbendolo a piccoli sorsi, lontano dai pasti, ogni qual volta si riunivano in conversazione, «per delizia del palato e per intrattenimento». In tutte le loro riunioni ce n’era sempre una cuccuma piena sul fuoco, da cui i servi attingevano continuamente per riempire le scodelline, sostituendo prontamente le vuote: insieme al caffè erano offerti anche «semi di anguria per passare il tempo».

In altre lettere Pietro Della Valle, descrisse il modo in cui i musulmani preparavano il caffè: di come i chicchi venivano abbrustoliti e ridotti in polvere e di come poteva essere aromatizzata la bevanda, se troppo amara, usando dello zucchero.

In una delle ultime missive promise:

«Quando io sarò di ritorno ne porterò meco, e farò conoscere all’Italia questo semplice, che infino ad ora forse le è nuovo».

Probabile che al suo ritorno il giovane introdusse il “caffè” a Napoli.

Caffè Internet Volla lounge bar e sala da thè – Centro Commerciale Decò Volla (Napoli): la Campania fatta di chicchi di caffèAltri, invece, sostengono che la bevanda arrivò clandestinamente all’Università di Medicina di Salerno, spacciata come farmaco, un secolo prima del viaggio di Della Valle, in quanto i canali commerciali instaurati all’epoca delle crociate con il mondo arabo, perdurarono a lungo, e Salerno era la sede della più importante fiera del Sud, il luogo dove era possibile reperire qualsiasi mercanzia esotica o rara di cui si fosse sentito parlare.

Altri ancora affermavano che la storia del caffè a Napoli, potesse essere ancora più antica, affermando che la bevanda fosse già presente in Campania dal 1450, quando a Napoli regnavano gli Aragonesi, che con le loro navi solcavano il mar Mediterraneo e da qui raggiungevano i porti del Levante, riportando tutti i prodotti orientali all’epoca commerciabili.

Napoli quindi iniziò ad apprezzare il nero infuso solo agli inizi dell’Ottocento, mentre questo era già affermato verso la metà del Seicento in città come Firenze, Roma e Venezia.

Nel 1794 ci fu un primo tentativo di far conoscere il caffè alla popolazione napoletana, per mano del gastronomo napoletano Vincenzo Corrado, che scrisse un piccolo trattato intitolato “La Manovra della Cioccolata e del Caffè” nel tentativo di diffondere l’uso del caffè e di portarlo alla stessa popolarità della cioccolata.

Caffè Internet Volla lounge bar e sala da thè – Centro Commerciale Decò Volla (Napoli): caffettiere ambulanteAnche se a rilento, i napoletani iniziarono ad apprezzare la bevanda e di anno in anno, la scenografia della città si arricchì delle colorite grida di caffettieri ambulanti, figure che percorrevano la città in lungo e in largo muniti di due recipienti detti “tremmoni”, uno pieno di caffè e l’altro di latte e di un cesto con tazze e zucchero. I caffettieri, oltre a fornire una colazione veloce ai napoletani che andavano di fretta, urlavano ogni giorno il nome del santo che si festeggiava, in modo che anche i più sbadati ricordassero di fare gli auguri ad amici e parenti.

E’ sempre in quel periodo che in città iniziarono a comparire numerosi locali dove veniva servito il caffè. Tra i più celebri si ricordano, il Diodati, il Fortuna, il S. Apostoli, il Caffè dei Tribunali (meta preferita degli avvocati), il Bar Starace (meta obbligata di Antonio Petito), il Caffè Vacca in Villa comunale ed il Caffè d’Italia in via Toledo.

Ma il Caffè per antonomasia fu il Gambrinus ubicato all’angolo di via Chiaia. Affrescato per la maggior parte da Caprile, accolse famosi personaggi politici come Crispi, Nicotera, Bonchi, Labriola, Miraglia e l’élite napoletana dei Filangieri, Zerbo, Salazar, Schilizzi, Sirignano, Colonna, Caracciolo, Pignatelli e del Balzo, nonché artisti e poeti da Di Giacomo a Serao, Dalbono, Gemito, Murolo, Bovio, Michetti, Russo, Bracco, D’Annunzio.

Nei locali del Gambrinus nacquero celebri canzoni tra le quali “A Vucchella” di Gabriele D’Annunzio e Paolo Tosti.

Altri “Caffè” importanti furono il Torgiani, il Donzelli, l’Uccello in via Duomo; l’Aceniello a Porta San Gennaro; il Turco in Piazza del Plebiscito.

Sempre a Napoli, il medico Giovan Battista Amati affermava di combattere le malattie degli occhi con i vapori del caffè, mentre per Ippolito Cavalcanti duca di Buonvicino, il caffè era considerato l’elemento indispensabile per chiudere tutti i pranzi importanti. E per finire, nel 1845 il medico Gaetano Picardi, anch’egli appassionato consumatore della profumata bevanda, decise di scriverne una approfondita storia: “Del Caffè“. Racconto storico-medico.

Il resto è storia odierna. Non c’è napoletano che incontrando un amico, non gli proponga di festeggiare l’incontro con un buon caffè ed ognuno conosce il bar, o meglio il barista più capace, la miscela più profumata, insomma… il miglior caffè di tutta Napoli.