• Caffè Internet lounge bar e sala da thè – Centro Commerciale “Le Aquile” Sant’Anastasia (Napoli): origini e storia del caffè

Origini e storia del Caffè

La storia del caffè è lunga, affascinante e intrisa di miti.

Una leggenda che ebbe inizio con delle capre che non riuscivano a dormire la notte.

Uno di questi miti è quello relativo alla fine della guerra di Troia e ad Elena, che aveva ricevuto in dono dalla Regina d’Egitto Polidamne dei grani di caffè, che aveva servito mescolati al vino per rallegrare Telemaco e i suoi compagni, affranti per la sparizione di Ulisse. Un’altra leggenda parla di Omar, discepolo di una confraternita islamica che, bandito dalla sua città natale di Mocha e rinchiuso in una grotta del deserto, per non morire di fame colse delle bacche rosse che spuntavano dagli arbusti, le arrostì e le fece bollire. Bevuta l’acqua insieme a un vecchio debilitato che come lui si trovava li, nelle vicinanze, riacquistarono le proprie forze e poterono salvarsi. Tornando ciascuno in direzione di casa, dove Omar venne accolto con tutti gli onori.

Caffè Internet lounge bar e sala da thè – Centro Commerciale “Le Aquile” Sant’Anastasia (Napoli): pianta e bacche del caffèMa la leggenda più nota è quella di un pastore Yemenita di nome Kaldi vissuto nel 300 a.C. circa, che viveva nella provincia di Kaffa in Abissinia ora Etiopia nel IX secolo. Questi si accorse che durante l’accampamento notturno, in un altipiano a oltre 1000 metri di altitudine, le sue capre non riuscivano a dormire ed erano stranamente sveglie ed attive. Furono i religiosi del vicino monastero di Cheodet che ne scoprirono il motivo: gli animali si cibavano delle bacche di una pianta ancora sconosciuta, quella del caffè. E fu così che, spinti dalla curiosità, i monaci prepararono un infuso di queste bacche e si accorsero che, dopo averlo bevuto, si sentivano pervasi di nuovo vigore. I monaci chiamarono la bevanda “qahwa – ciò che stimola“. Da li a poco l’usanza di utilizzare le bacche di caffè come bevanda energetica si diffuse a macchia d’olio e le popolazioni impararono a preparare la gustosa bevanda facendo prima bollire e poi fermentare le bacche.

E così la leggenda divenne mito, e il mito divenne storia… era nata la “sobria ebbrezza”.

Caffè Internet lounge bar e sala da thè – Centro Commerciale “Le Aquile” Sant’Anastasia (Napoli): bacche di caffèDall’altipiano etiope all’Arabia attraverso il Mar Rosso, il passo per l’esportazione delle bacche di caffè fu breve. La coltivazione ebbe inizio in Yemen, e città come Mecca, Medina e Costantinopoli furono le principali arterie di esportazione delle piante di caffè in tutte le altre città della penisola araba. Tutto il mondo islamico fu conquistato dalla bevanda nera che in Arabia prese nome di “qahwah vino“. Nel 1500 nascono le prime caffetterie e luoghi di degustazione. Per oltre duecento anni, fino al 1720, la città portuale di Mokka fu il centro mondiale del caffè. Nelle regioni arabe dove a seguito degli insegnamenti del Corano la religione Musulmana vietava l’uso di alcool, la diffusione del caffè fu enorme perché, contrariamente al consumo di bevande alcoliche, proibito come ogni sostanza capace di inebriare o intontire, il caffè era considerato un eccellente stimolante delle facoltà intellettive e del coraggio, nemico del sonno e buon afrodisiaco.

Il caffè in Europa – Olanda e Italia

Caffè Internet lounge bar e sala da thè – Centro Commerciale “Le Aquile” Sant’Anastasia (Napoli): Papa Clemente VIIINei primi tempi, l’importazione in Europa delle bacche dell’allora preziosa pianta non fu semplice, perché gli arabi, estremamente gelosi della propria scoperta, si dimostrarono estremamente riluttanti ad esportarla. Al punto che soltanto pochi ed intrepidi commercianti del XVIII secolo, soprattutto olandesi, riuscirono a violare il protezionismo arabo rubando grani di caffè e creando piantagioni nelle proprie colonie. Naturalmente la pianta di caffè appena importata, oltre agli estimatori, trovò anche degli oppositori che tentarono in tutti i modi, anche attraverso la Chiesa, di bloccare l’importazione e il consumo di caffè, considerato bevanda del diavolo e quindi elemento di perdizione. Ci volle Papa Clemente VIII (1536 – 1605) che, dopo aver provato l’infuso, ne fu talmente compiaciuto da ribattezzarlo bevanda cristiana. Sua è infatti la famosa frase “Questa bevanda del diavolo è così buona… che dovremmo cercare di ingannarla e battezzarla perché è così squisita che sarebbe un peccato lasciarla bere esclusivamente agli infedeli!”

Anche il medico e letterato italiano Francesco Redi, nel suo lungo poema Bacco in Toscana, in un primo momento giudica assai negativamente il caffè:

Beverei prima il veleno
che un bicchier che fosse pieno 
dell’amaro e reo caffè

per poi cambiare idea come si evince da una lettera che lo stesso autore scriverà più tardi a Monsignor Francesco Albizzi:

Confesso che io talvolta ne bevo, se nel ditirambo io l’abbia biasimato sappia che quivi ho parlato dà poeta e non mica da filosofo. Osservi ciò che ho detto. Confesso che il caffè non lo berrei mai al bicchiere, perché i galantuomini e civili han costume di pigliare il caffè non bicchiere, ma bensì nella chicchera di porcellana… Osservi parimenti che nel ditirambo ho biasimato il caffè amaro e reo e non già il caffè dolce e buono il quale è da me approvato. 

Nacquero così varie storie e leggende, che lasciano il tempo che trovano in quanto non sono mai state trovate prove che confutino tali dichiarazioni: ad esempio si dice che il musicista Beethoven contasse 70 chicchi di caffè per ogni tazza che beveva, o che Giacomo Casanova, appena evaso dal carcere dei Piombi a Venezia, non resistette alla tentazione di berne una tazza al Caffè Florian. O ancora, si raccontava che il filosofo Voltaire bevesse cinquanta tazze di caffè al giorno.

Caffè Internet lounge bar e sala da thè – Centro Commerciale “Le Aquile” Sant’Anastasia (Napoli): chicchi di caffèComunque i grani di caffè che a quei tempi venivano chiamati “mokka”, importati clandestinamente in Europa erano talmente rari che la bevanda aveva costi praticamente inaccessibili, ed in pratica solo l’alta aristocrazia se ne poteva permettere l’acquisto, ma con il crescere delle importazioni e delle piantagioni i prezzi iniziarono ad poco alla volta ad abbassarsi.

In Italia invece, fu il medico e botanico veneziano Prospero Alpini che riuscì a contrabbandare nel nostro paese la pianta del caffè. Si deve quindi ai veneziani l’introduzione in Italia, del caffè come prodotto di consumo dell’epoca, tanto che nel 1645, in piazza San Marco a Venezia apre la prima caffetteria, la bottega del caffè, o Caffè Florian, seguito a ruota dal Caffè Aurora. Nel 1763 nella sola Venezia si conteranno ben 218 caffetterie, nelle quali era facile incontrare personaggi come lo scrittore Silvio Pellico, il filosofo Jean-Jacques Rousseau o Lord George Byron.

Era finita l’era del monopolio arabo sul caffè.

Bar Storici Italiani

Nel 1733 nasce a Firenze il Caffè Gilli.

Nel 1760 nasce a Roma il Caffè Greco.

Nel 1764, a Milano, l’illuminista Pietro Verri fonda la celebre rivista “Il caffè”.

Nel 1822 nasce a Torino il Caffè San Carlo, dove hanno sostato Giolitti, Cavour, D’azeglio.

Nel 1831 nasce a Padova il Caffè Pedrocchi, aperto giorno e notte dal 1916 e per questo ribattezzato dai padovani Caffè senza porte.

Nel 1860 nasce a Napoli il Gran Caffè Gambrinus.

Austria e il caffè

Nel 1683, quando gli austriaci riuscirono a bloccare l’avanzata dell’Impero Ottomano in Europa, i turchi, comandati dal Gran Visir Merzifoniu Kara Mustafa Pasha rinunciarono all’assedio di Vienna i cui tentativi di conquista risultarono vani, e furono costretti ad abbandonare tutte le loro provviste ed un’ingente scorta di caffè sotto le mura. Da qui nacque la passione dei viennesi per questa bevanda. Nello stesso anno nacque la prima bottega del caffè dell’Impero Asburgico: il Zur Blauen Flasche, dove la bevanda veniva servita con aggiunta di latte e miele per renderlo meno amaro. Era nato il melangè, il caffè alla viennese, antenato del cappuccino.

Il caffè e fu subito… tassa

Come qualsiasi altra novità che poteva portare ricchezza, anche per il caffè vennero istituite le tasse,  subito ritenute ingiuste dai cittadini, le maggiori proteste avvennero in Francia, sotto il regno di Luigi XIV. Al punto che, il musicista tedesco J.S. Bach, ispirandosi alle proteste dei cittadini francesi, compose nel 1732, per la caffetteria Zimmermann, la “Cantata del caffè” nella quale, in maniera piuttosto umoristica, si canta il rimprovero di un padre verso la figlia ché beve troppo caffè, che si conclude con una minaccia: se non smetterà subito con questo vizio, non le permetterà di sposarsi. La figlia obbedirà al padre a condizione, però, che una volta sposata potrà bere tutto il caffè che vuole.

Il dado era tratto, il caffè era diventato un prodotto decisamente universale e viste le potenzialità della mokka e il desiderio delle popolazioni di poterne assaporare la bevanda, in Europa vennero impiantarono molte piantagioni ed il caffè ebbe una grandissima diffusione, tanto che nel XIX secolo, era chiamata bevanda del popolo oppure vino degli arabi. In Francia e in Inghilterra momenti di piacere e di svago furono sostituiti dalla degustazione del caffè, dalle corti reali ai salotti esclusivi, dalle case di intellettuali e artisti a quelle borghesi, dalle case borghesi al popolino tutti vogliono la stessa cosa, tant’è che nelle caffetterie, divenne la bevanda di maggior consumo; tanto che stracciò addirittura la vendita degli alcolici e il motivo è di facile intuizione: il vino offusca la mente, il caffè tiene svegli e preparati.

Dal 1800 ai giorni nostri

Caffè Internet lounge bar e sala da thè – Centro Commerciale “Le Aquile” Sant’Anastasia (Napoli): pausa caffèCon il passare degli anni, di generazione in generazione, il consumo di caffè in tutto il mondo è aumentato in maniera esponenziale e le diverse classi sociali e i differenti stili di vita hanno lasciato nel tempo la propria impronta. Dai salotti degli aristocratici si è passati ai bar e perfino alle macchinette espresso installate negli uffici sia privati che pubblici. E non è difficile trovare persone di ceti sociali o mansioni professionali diverse che, nei pochi minuti della pausa caffè intrattengono conversazioni di varia natura con gli altri avventori, che già stanno sorbendo la deliziosa bevanda o sono in attesa di poterlo fare. Che si tratti di un antico retaggio o del desiderio di intrattenere una breve conversazione anche con persone che a malapena si conosce, ma la pausa caffè è qualcosa che deve essere assaporata in tutta tranquillità. In fondo anche l’attore Nino Manfredi, in una nota pubblicità di caffè, esclamava alla fine dello spot “il caffè è un piacere, se nun è bono…che piacere è!” Come dargli torto?

Il caffè poi ha un ottimo rapporto con il lavoro e lo studio, aiuta nella concentrazione e permette una piccola pausa mentale mentre si è presi ad esempio da un imminente e importante esame. Classica a tal proposito è la frase del ragazzo che studia, magari con un amico: “Mamma? Ci prepari un caffè?”

O per portare ancora un altro esempio: durante lo svolgimento di un congresso, un seminario, un meeting, dopo aver a lungo discusso, l’oratore dice “e adesso Signori, facciamo un po’ di pausa”. Quasi tutti i partecipanti al congresso si recheranno al bar o presso il distributore automatico di caffè.

Il caffè quindi rappresenta, come qualcuno ha scritto, la punteggiatura della giornata: apre al mattino, riempie e scandisce le pause, chiude i pasti. Altri poi, associano al caffè, una fumata di sigaretta, ma questa è un’altra storia…


Nel Nuovo Continente

Brasile

Il 1727 è considerata la data dell’ingresso del caffè in Brasile ad opera di Francisco De Melo Palheta, allora giovane ufficiale brasiliano. Questi ebbe in dono dalla propria amante, moglie del governatore francese di Caienna, dei rami di caffè in fiore. Al suo ritorno in patria ed in ricordo della sua passione amorosa, piantò quegli arbusti. Le piante di caffè trovarono terreno così fertile che fin da allora il Brasile diventerà il primo produttore di caffè e dai suoi porti, tutt’ora, proviene un terzo del caffè consumato nel mondo. Grazie al terreno argilloso, al clima mite ed ai corsi d’acqua i chicchi di caffè brasiliano hanno un aroma sorprendentemente ricco e delicato.

Colombia e Costa Rica

A pari merito, al secondo posto come produzione di caffè al mondo ci sono Colombia e Costa Rica. La Federazione colombiana di coltivatori di caffè – FNC sostiene le piccole aziende agricole e garantisce un’altissima qualità del prodotto finale, selezionando i semi secondo rigidi criteri qualitativi. I migliori chicchi vengono venduti con la dicitura Supremo, seguiti dalla varietà Extra e dalla loro miscela l’Excelso, mentre dalle piccole aziende agricole della Costa Rica provengono alcuni dei caffè più preziosi del mondo. In particolare nelle montagne di Tarrazu crescono pregiati caffè con designazione Strictly Hard Bean, riservata ai caffè coltivati oltre i 1100 metri di altitudine, caratterizzati da un aroma intenso e una buona corposità. 

Messico

Negli altipiani situati nelle regioni di Oaxaca, di Veracruz e del Chiapas crescono eccezionali varietà di caffè dall’inconfondibile gusto delicato e bilanciato. Gli altipiani del Chiapas ospitano piantagioni ad alta quota – oltre i 1000 metri di altezza – che producono chicchi dal gusto complesso e unico, dovuto alla maturazione più lenta rispetto a quella dei chicchi coltivati in pianura.

Jamaica

In Jamaica viene prodotta una delle varietà più famose e costose al mondo: Il Jamaica Blue Mountain, coltivato ad alta quota e caratterizzato da un gusto ricco, morbido e vellutato. La dicitura True sulle confezioni di caffè indica i chicchi raccolti oltre i 1000 metri di altitudine. Alcune piantagioni si trovano addirittura a 1200 metri sul livello del mare mentre le piantagioni dalle quali si ricavano i chicchi più pregiati si trovano fino a una quota di 1600 metri di altitudine.

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